A circa 20 metri di profondità, sui fondali dell’Area Marina Protetta di Bergeggi, riposa una cernia davvero speciale: è la Seconda Cernia, la scultura realizzata dall’artista piemontese Piero Motta nell’ambito del progetto Riciclittici in Mare.
L’opera nasce dall’assemblaggio di vecchi attrezzi, bulloni e rottami di ferro, trasformati dall’artista in una grande cernia bruna a grandezza naturale. Un’opera d’arte che porta sott’acqua un messaggio semplice e potente: ciò che viene scartato può avere una nuova vita e, attraverso il riciclo, diventare qualcosa di nuovo.
La scelta della cernia non è casuale. Questo grande pesce è uno dei simboli del Mediterraneo e la sua presenza sui fondali di Bergeggi rappresenta anche il recupero della ricchezza dell’ambiente marino. La scultura fu collocata proprio in una delle zone più ricche di pesce del Savonese, vicino al confine della zona di protezione integrale dell’Area Marina Protetta.
L\'immersione della scultura, avvenuta nel 2018, aveva anche un\'importante finalità di osservazione ambientale. L’idea era infatti quella di documentare nel tempo la trasformazione del ferro attraverso l’azione del mare, dei processi di ossidazione e degli organismi che progressivamente avrebbero colonizzato la superficie dell’opera.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più affascinanti della Seconda Cernia: l’opera non rimane immutabile. Una volta immersa, comincia un nuovo processo creativo, questa volta affidato al mare. Alghe, organismi incrostanti e piccoli abitanti del fondale possono trasformarne lentamente colori e superfici, facendo dialogare l’arte con l’ambiente.
La Seconda Cernia è quindi molto più di una semplice scultura sommersa. È il punto d’incontro tra arte, riciclo, subacquea e tutela del mare: un manufatto nato da vecchi rottami che, una volta restituito all’acqua, diventa parte del paesaggio sommerso di Bergeggi.
Per chi la incontra durante un’immersione, la sorpresa è proprio questa: avvicinandosi alla sagoma della grande cernia di ferro, non si sta semplicemente osservando un’opera d’arte, ma una scultura che il mare continua lentamente a trasformare.
la posa Giugno 2018
....e poi le trasformazioni negli anni
TRITTON DIVING CLUB Bergeggi
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BERGEGGI (Savona) – Sono trascorsi otto anni da quando la **Cernia di Motta** è stata posizionata sui fondali dell’Isola di Bergeggi, dando vita a una delle esperienze più originali del progetto Riciclittici in Mare
L’opera, realizzata assemblando vecchi attrezzi, bulloni e rottami di ferro, è stata concepita dall’artista come un incontro tra arte, recupero dei materiali e ambiente marino. Una volta immersa, la scultura ha iniziato una seconda vita, modificandosi progressivamente attraverso l’azione dell’acqua e degli organismi che popolano il fonda
, A fine settembre 2026 ,Piero Motta è tornato sui fondali di Bergeggi per monitorare lo stato della Cernia, accompagnato dal Triton Diving Club di Bergeggi e dal fotografo subacqueo Pietro Formis . Gli scatti realizzati permetteranno di documentare la situazione attuale e di confrontarla con le immagini raccolte negli anni precedenti.
Un’opera che continua a cambiare
Ed è proprio questa trasformazione il cuore del progetto.
La Cernia non è un’opera conclusa nel momento in cui viene immersa. Da quel momento inizia un nuovo capitolo, nel quale il mare diventa parte integrante del processo artistico
A otto anni dalla sua immersione, la Cernia continua dunque il proprio percorso.
Un’opera che il mare non ha semplicemente accolto, ma che continua a trasformare, giorno dopo giorno, scrivendo insieme all’artista una storia che non è ancora finita.
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